Il mio Erasmus in Olanda

 

Fine gennaio 2014, sono esattamente a metà del mio percorso universitario e sto pensando seriamente di iscrivermi al bando di concorso per la borsa di studio Erasmus. Di solito quando faccio le cose non mi soffermo molto, vivo di petto, ma questa volta era diverso: DOVEVO pensare. Dovevo mettere sulla bilancia molte cose e per la prima volta mi sono seduta a tavola con la Claudia a fare un piano d’attacco. Carta e penna alla mano a fare due conti (se ve lo state chiedendo per me avevo già vinto il posto ancora prima di sottoscrivere la domanda, self-confidence alle stelle). La mia famiglia, come tantissime altre famiglie, non naviga nell’oro quindi si doveva ponderare bene cosa ci sarebbe costato mandarmi a studiare all’estero per 6 mesi. Dopo ore di conti e calcoli e scervellamenti vari, mia madre mette giù la penna e mi dice: “Giulia, chi se ne frega, iscriviti e basta. In qualche modo facciamo, ma questa occasione non la puoi e non la devi perdere. Iscriviti subito.” Non avete nemmeno la minima idea di quanto il mio cuore fosse gonfio in quel momento, un mix di emozioni contrastanti mi riempiva la testa ed il petto.

“Ok mamma, lo faccio.”

In quel momento cominciava il calvario burocratico. Mica la festa! Fare domanda per l’Erasmus non è proprio semplice; ci sono un sacco di scartoffie, firme, documenti, rotture di balle. Apro il portale della mia università e procedo all’iscrizione. La prima cosa che ti viene chiesta è la destinazione in cui vorresti andare e tra le tante ho sceltoL’Aia, capitale politica olandese. Faccio varie ricerche: buona università, cittadina tranquilla ma piena di studenti. Ok, il posto doveva essere MIO.

Inserisco le varie medie dei voti, la quantità di CFU che in quel momento avevo, livello di conoscenza dell’inglese e alla fine del form la lettera motivazionale. Mi ricordo di averci impiegato una notte intera a scriverla. Tutto era pronto e avrei solo dovuto aspettare la pubblicazione della lista dei vincitori. Premessa: io nella mia vita non ho mai vinto un ciufolo. Suono vittimina, ma oh così è (i.e sono entrata all’università solo grazie ai ripescaggi, che sfigata). Ansia e affanno sono stati il mio pane quotidiano per poco più di due mesi, durante il quale ho fatto addirittura un fioretto:niente Spritz fino all’uscita della lista vincitori. E se non siete veneti non potete capire il disagio di dover dire no allo Spritz.

7 aprile 2014 ero nella incantevole Firenze ed ero appena uscita dalle Gallerie degli Uffizi, dopo aver fatto un bel pieno d’arte. Quando sono nei musei e nelle gallerie d’arte tengo il telefono in modalità silenziosa, buttato a caso nella borsa, tanto spesso le foto non me le lasciano fare. Che amarezza. Esco, cerco il telefono per controllare l’ora e vedo 135 chiamate, 687 messaggi Whatsapp, 8 mail, e 4 piccioni viaggiatori. Non faccio nemmeno in tempo ad aprire le notifiche che arriva subito una chiamata da Lisa, una mia compagna di università e carissima amica, che si era iscritta al bando insieme a me per la stessa destinazione. Rispondo e quasi mi si perfora un timpano.

“Ma dove diavolo sei?! Perché non rispondi al cellulare? Sei felice? Io ho il cuore che mi esplode!”

Boh, non capivo. Frastornata dalle 3 ore di museo le chiedo a cosa si riferisse e lei dandomi della deficiente mi comunica che sia io che lei saremmo andate in Erasmus.

Non potevo crederci. Butto lo zaino per terra e comincio ad urlare, a correre in cerchio e a saltellare come una pazza, dopo 5 minuti di follia mi rendo conto di essere in piazza circondata da persone che mi guardano sconvolte e realizzo che forse è il caso di ricomporsi anche se ormai il cuore era salito su per la trachea dalla troppa gioia. Riaggancio la chiamata e chiamo la Claudia che appena le dico di aver vinto si commuove e fa commuovere anche me dicendomi chelei lo sapeva che avrei vinto. Chiaramente chiamo tutto il parentado per comunicare la lieta notizia e vado a scolarmi una birra per celebrare la vittoria.

Partenza prevista 20 agosto 2014. Compro un biglietto di sola andata per Amsterdam con le mani sudate dall’emozione anche se districarsi tra la burocrazia pressoché infinita è stato piuttosto una noia! Ma nulla più importava! Era iniziato il countdown.

Quell’anno non lavoravo ancora all’aeroporto dunque le mie risorse erano praticamente a zero. Trovo lavoro in un chioschetto sulla spiaggia del Lido di Venezia per la stagione estiva e mentre farcisco panini e faccio 300 caffè conto i giorni che mi separano dal decollo. Ho sempre sentito parlare di Erasmus come un’esperienza in grado di cambiarti la vita, di darti una diversa visione del mondo e di aprirti la mente verso nuovi orizzonti e io non vedevo l’ora di provare tutto questo sulla mia pelle. Mentre l’estate scorreva, io e le 1622108_10206230153622466_5676829641046130851_naltre tre ragazze vincitrici cominciamo a cercarci un alloggio; ci mettiamo in contatto con le ragazze che giusto il semestre prima di noi erano state lì in Erasmus e decidiamo che avremmo preso la loro casa in affitto. Wow, che culo! Una casa in un quartiere già bello pronto e collaudato! Ci mettiamo in contatto quindi con il landlord per prendere accordi. Versiamo le prime mensilità e ci godiamo l’attesa che ci separava dalla partenza. Le mie Erasmus buddies, nonché coinquiline, sono Lisa, compagna di banco,Marta e Berny compagne di università.

Mancano 5 giorni alla partenza e la gioia è alle stelle. Marta decide di farsi un bel viaggetto on the road con la mamma Marzia e il fidanzato Leo fino all’Aia e partono 5 giorni prima rispetto alla partenza aerea mia e delle altre. A meno 3 giorni dalla partenza mi arriva una nota audio da Marta sul gruppo Whatsapp che avevamo creato:

“Ragazze siamo nella cacca fino al collo. Sono fuori da quella che dovrebbe essere casa nostra e i muri ci sono ma tutto il resto no. Niente pavimenti, solo polvere, mobili accatastati e fili elettrici scoperti. Io sono qui con mia mamma nel panico più totale. Non so cosa fare.”

PANICO.

Cominciamo a sbarellare. In parole povere la casa era in restauro, ma il landlord non ci aveva avvertite e noi ci trovavamo in braghe di tela. Penso che quest’uomo non si sia mai preso così tante minacce in vita sua, infatti terrorizzato dall’ira funesta di cinque donne ha ridato tutti i soldi che gli avevamo dato settimane prima. Bene, a questo punto eravamo senza casa a tre giorni dalla partenza. Lisa riesce a trovare una casetta per i primi 10 giorni e poi avremmo cercato direttamente in loco una fissa dimora. Il nostro Erasmus non cominciava per nulla come avevamo immaginato.


Un po’ demoralizzate ma comunque super eccitate ed emozionate arriviamo all’aeroporto il 20 agosto con mille bagagli, borse e borsette che penzolavano ovunque. Passaporti e carte d’imbarco alla mano, abbracciamo le nostre famiglie un po’ commosse e ci dirigiamo verso il nostro gate, prendiamo posto in aereo e talmente era l’eccitazione che c’era presa una ridaiola fortissima tanto che prendiamo pure parole dall’hostess che ci dice di calmarci e seguire le solite istruzioni per i casi d’emergenza.

Dopo circa due ore di volo atterriamo all’aeroporto di Amsterdam Schipol e penso che quello sia stato uno dei giorni più felici della mia vita.

Piene di valige e di gioia prendiamo il treno che ci avrebbe portato nella città che per i 6 mesi successivi avremmo chiamato casa (io la reputo ancora tale). Finalmente arriviamo nella casetta che avevamo affittato e ci accampiamo come possiamo, mangiamo e cominciamo a fare uno schema per risolvere la situazione casa. Problema: non avevamo il wifi, abbiamo quindi fatto la saggia scelta di andarlo a scroccare al McDonald’s che c’è in centro e armate di 4 computer, 8 iPad, 16 iPhone cominciamo la ricerca matta e disperatissima.

I giorni intanto passano e ci concediamo anche qualche giro di ricognizione. Mi innamoro all’istante di quella città, l’atmosfera, le persone cordiali, negozi sempre aperti, gli Stroopwafel. Mi sentivo già a mio agio! Pochi giorni dopo il nostro arrivo sarebbe cominciata la Welcome Week all’università e saremmo quindi entrate nel vero mood Erasmus. Ci iscriviamo ai vari corsi, firmiamo i fogli d’arrivo e seguiamo i tipi di Interaccess NL, un’organizzazione universitaria che si occupa di studenti internazionale e che li aiuta ad integrarsi nell’ambiente universitario ma sopratutto mira a creare delle connessioni tra gli studenti attraverso feste, gite e attività. Come prima attività ci hanno fatto visitare la città, mostrato dove poter fare la spesa a prezzi convenienti, i locali più belli dove di solito venivano organizzate le feste eccetera.. una passeggiata che ci ha portati fino alla spiaggia Scheveningen, dove la sera avrebbe avuto luogo unagara di fuochi d’artificio tra diverse nazioni. Una figata! Conosciamo i primi compagni Erasmus e facciamo subito amicizia. In Erasmus fare amicizia è stato super easy, si creano sin da subito dei legami molto forti che diventano poi amicizie, oserei dire, eterne. Almeno per me è stato così.

“Ma la casa poi, l’avete trovata?”

Il giorno prima di dover lasciare la casetta, ma l’abbiamo trovata! Un appartamentino in una zona residenziale a 20 minuti di bicicletta dall’università, aaaamazingL’università, The Hague University of Applied Sciences, è avanti anni luce dalle nostre. Siamo state coccolate durante tutto il periodo da professori, segretari e tutors, insomma u10610557_10205168744047890_8955141234398038763_nna verachiccheria! Come molti di voi già sanno, in Olanda si gira sopratutto in bicicletta. Pioggia, neve, sole, nebbia si pedala! Le bici hanno praticamente la precedenza su tutto, anche sui pedoni! Nel seminterrato della scuola c’è un parcheggio ENORME per le biciclette e c’è il punto di ritrovo di B-Cycle-It dove gli adorabili Richard e Reggie ci forniscono dei migliori bolidi in circolazione, e corrono in nostro soccorso ogni volta che una ruota si buca!

Nei mesi di Erasmus ho avuto chiaramente la possibilità di dare sfogo al mio spirito libero e dunque zaino in spalla a girare l’Olanda in lungo e in largo. Sono stata chiaramente nella bellissima e frizzante Amsterdam, nella piovosa Leiden, a Gouda dove fanno l’omonimo delizioso formaggio, nella giovanile Utrecht (altra splendida città universitaria), a Dordrecht per i mercatini di Natale, nella modernissima e fichissima Rotterdam, nella piccola Delft e a Kinderdijk dove si trovano i mulini a vento, un’aria fresca e pulita e un paesaggio da sfondo del desktop!

Chi c’è stato prima di me aveva ragione. L’Erasmus ti cambia la vita e il modo di vedere le cose, ti fa crescere, ti responsabilizza, ti apre gli occhi e ti fa capire che dal diverso c’è solo da imparare. Vi riporto qui di seguito quello che ho scritto a gennaio 2015, ovvero la fine della mia esperienza, per farvi capire cosa abbia significato per me vivere e andare in Erasmus.

“Amo il cibo, e lo sapete già. Quindi la prima cosa che mi viene in mente e che posso usare per scrivere questo post è il CIBO. L’Erasmus è come una grande tavola imbandita di prelibatezze provenienti da tutto il mondo. L’unico problema è che hai a disposizione solo 6 mesi per mangiare e assaggiare più cose possibili. All’inizio sei un po’ titubante, indeciso e timido ma non appena fai il primo morso e ti rendi conto di quanto sia buono quello che stai mangiando cominci a sentirti già più sicuro di te stesso, è in quel momento che cominci a sentirti così eccitato e delizFullSizeRenderiato che inizi letteralmente ad ingozzarti. Ti senti sempre affamato e vuoi sempre di più, ma poi arriva il momento in cui il tuo tempo scaduto e che devi smettere di mangiare. Sei obbligato a fermarti.

Tralasciando il cibo, l’Erasmus ti cambia la vita in meglio, ti apre la mente. La prima volta che ho messo piede a L’Aia, ero sola, cioè, ero con 3 amiche che già conoscevo dall’Italia ma comunque ero sola, ero un individuo. Per me questa è stata la prima volta in cui ho vissuto fuori casa, lontana dalla mia famiglia e quindi per la prima volta ho potuto assaggiare la vita vera. Sei un adulto. Qui ho potuto essere me stessa senza mai sentirmi giudicata e questo, a parer mio, è lo stato d’animo più bello che esista. Come dico sempre, l’Erasmus, dovrebbe essere obbligatorio per tutti. L’Erasmus renderebbe un il mondo un posto più bello. Ho conosciuto persone meravigliose che sono state in grado di cambiare la mia vita per sempre. Mi hanno resa diversa, una me migliore! Siamo e siamo stati la perfetta insalata dove ogni singolo ingrediente è molto gustoso ma quando li metti insieme, è lì che il palato fa festa!

Sarò sempre grata per questa incredibile esperienza e sono davvero una ragazza fortunata.”

Ringrazierò per sempre la Claudia per avermi dato la possibilità di fare e di vivere tutto questo, perché ad oggi non sarei la persona che sono e non starei nemmeno scrivendo su questo blog! Le persone che ho conosciuto li sono sempre nel mio cuore e ci vogliamo sempre un sacco di bene nonostante la distanza e i vari fusi orari.

L’Erasmus connette. L’Erasmus è il punto di partenza per il raggiungimento della pace nel mondo. Sono ser10941387_10205886259345324_4758915213535721087_nia quando dico questo perché solo conoscendo ciò che è diverso da te, dai tuoi usi, dalle tue tradizioni, dalle tue abitudini, e abbattendo quindi quella barriera chiamata ignoranza, che si capisce che il diverso è bello proprio perché tale.

Se stai pensando di andare in Erasmus, FALLO! Sarà uno dei capitoli più belli della tua vita. 

Un bacione

Giulia

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