Lost in Amsterdam

Ad Amsterdam in tutto ci sono andata 4 o 5 volte e non mi ha ancora stancata, se potessi prenderei ora il primo volo disponibile e mi ci catapulterei. È la capitale, una grande città in grado di offrirti qualsiasi cosa: cultura, divertimento, shopping e scenari magnifici. Caotica, strade colme di orde di turisti e residenti in bicicletta, ma nonostante questo, è riuscita a conservare un’atmosfera romantica e poetica. Sin dal primo momento sono rimasta affascinata dalla bellezza di questa città, dai suoi vicoletti nel quale ho avuto il piacere di perdermi più e più volte. Ogni volta che mi perdo trovo posticini fantastici in cui rintanarmi per bere un tè e mangiare un pasticcino per rifocillarmi. Adoro perdermi e adoro perdermi in città come Amsterdam.

La prima volta ad Amsterdam sono stata con Lisa, coinquilina matta tisane, e Aurora, una compagna di università e amica che era venuta a trovarci e a passare qualche giorno in Olanda. Arriviamo cariche ed emozionate alla stazione centrale di Amsterdam dopo circa 50 minuti di treno da Den Haag e sin da subito resto rapita, se chiudo gli occhi riesco a vederla: un lungo stradone pieno zeppo di negozi di souvenir, uffici che organizzano tour per la città e mille altre cose che aspettano solo noi. Proseguiamo su questo stradone, via Damrak, e arriviamo nella prima grande piazza:Piazza Dam, il vero cuore di Amsterdam. Qui, oltre al Madame Tussaud’s, di cui personalmente non mi interessa un broccolo, ci sono un altissimo obelisco dedicato ai caduti della Seconda Guerra Mondiale, l’imponente Palazzo Reale (utilizzato saltuariamente dalla famiglia reale) al cui fianco troviamo la Nieuwe Kerk, rigorosamente gotica, infine il Bijenkorf che per capirci è quella che noi in Italia chiamiamo “La Rinascente” (sono ancora troppo povera per poterci anche solo entrare). IMG_4317

Adoro l’arte, i musei e le gallerie quindi non potevo non andare al Van Gogh Musuem! Consiglio: comprate i biglietti online, vi faranno risparmiare la noia della fila che è sempre infinita. Armate dunque di biglietti entriamo, posiamo borse e cappotti nel guardaroba e con la guida in mano cominciamo il nostro giro. Devo dire che Van Gogh non è tra i pittori che preferisco, ma un brivido è effettivamente corso lungo la mia schiena quando mi sono trovata davanti ai suoiGirasoli. Il museo di per sé è ben organizzato anche se purtroppo le opere più belle di Vincenzo sono ubicate altrove. Peccato! Sono dell’idea che i quadri di un certo artista dovrebbero restare nel paese nativo dell’artista stesso.Ridateci la Gioconda.

C’era anche l’idea di andare a visitare la casa di Anna Frank; non è un genere di cose che amo vedere seppur io reputi importante ricordare, anche se con rammarico, certi periodi storici. In questo caso c’è una vendita di biglietti online MA: 1. ne vengono venduti un numero limitato per ovvie ragioni 2. devi acquistarli 2 mesi prima. SI, OK, CIAO.Chiaramente sono acquistabili anche in loco ma ragazzi miei, credetemi, se proprio proprio volete visitare la casa di Anna Frank, mettetevi nell’ordine delle idee che dovrete dedicargli una giornata intera, 90% del tempo a fare la fila.

Skippata la casa di Anna Frank e ancora un po’ rimbambite dal museo di Vincenzo, decidiamo di goderci una pausa al sole proprio fuori dal museo e di pianificare un po’ il tempo che ci restava. Ad Amsterdam, non lontano dal museo di Van Gogh c’è il Rijksmuseum ma spulciando in internet non ho trovato nulla che pizzicasse la mia curiosità e ho deciso quindi di risparmiare circa 15 euro.

IMG_4349Concordiamo quindi di entrare nel celeberrimo coffeshopBulldog, posto oltretutto fichissimo, con musica fichissima, camerieri fichissimi, ganja top ma tutto un po’ troppo costosino. Però non si poteva andare ad Amsterdam e non entrare al Bulldog.

La volta successiva che sono stata ad Amsterdam è stata con alcuni compagni Erasmus per fare la Heineken Experience.       

U N A  F I G A T A.

Questo luogo si trova ad una mezz’oretta di cammino da Piazza Dam. Biglietti chiaramente comprati online per evitare code inutili. Si parte: all’entrata viene consegnato ad ogni partecipante oltre alla brochure informativa, anche un braccialetto con 3 bottoni con cui potevi bere due birrette e ritirare un gadget a tua scelta. Cominciamo il tour che è davvero davvero interessante, inizialmente ti viene spiegato attraverso dei video troppo divertenti, la storia dell’azienda, del marchio e di come sono arrivati ad essere una delle birre più vendute al mondo. Fun fact: se notate le “e” del logo Heineken sono leggermente storte perché si voleva dare quasi un sorriso al logo stesso. È possibile, inoltre, vedere i macchinari con il quale viene fatta la birra, toccare con mano il luppolo utilizzato, viene anche spiegato tutto il procedimento.. così quando esci ti puoi praticamente fare la birra a casa. No, scherzo. Verso la fine del tour c’è il momento che tutti aspettano: la degustazione. Vengono fatte delle domande e chi risponde in maniera corretta vince un giro di birra in più. Io e i miei compagni, preparatissimi, finiamo per uscire dall’edificio decisamente brilletti. Giornata interessante, sono tornata a casa con le guance indolenzite dalle troppe risate.

Concedetevi un pomeriggio per fare l’Heineken Experience, non potete perdervela!

Cala il sole e continuando a passeggiare e a raccontarcela, siamo finite nel quartiere a luci rosse, zona che attrae curiosi e maschi allupati. Il quartiere a luci rosse ha una sua strada principale con le varie viette laterali. Nel viale principale ci sono solo alcune signorine buonasera, quelle ritenute più carine, in abiti succinti che si spiaccicano sulle vetrine di veri e propri loculi, per attrarre qualche cliente; inoltre ci sono almeno 10 teatri, 50 negozi dove il tema è ovviamente sessuale. Una cosa “curiosa” è che il viale è diviso in, passatemi il termine, “categorie”: le magre, le rotonde, le bianche, le asiatiche, le nere, trans e così via.Donne in vetrina e divise per “categoria”, come se fosse un catalogo da sfogliare. Una cosa che mi ha in realtà fatto accapponare la pelle. Diciamo che TUTTO il quartiere a luci rosse mi ha fatto accapponare la pelle. Queste donne in vetrina, che se ne stanno li come oggetti a strusciarsi sulle vetrine di queste stanzette, mi ha fatto pensare a quanto la nostra società possa cadere in basso. Sapete che sono una curiosa schifosa, quindi ad una certa mi sono fermata, ho allungato le orecchie e ho aspettato per vedere come la cosa funzionasse. Insomma a farvela breve, spalmano il sedere e le zinne sul vetro con fare ammiccante e nel giro di un quarto d’ora vedo che un ragazzo sulla trentina si ferma davanti a una di queste vetrine dove dentro c’è una biondina tutta tette che, avendo capito che forse quello era un potenziale cliente, apre la porta di qualche centimetro e facendo capolino farfuglia qualcosa e ad una certa BOOM il ragazzo entra nella stanzetta. La tipa con perizoma a mo’ di filo interdentale chiude dietro di sè la porta a chiave, e tira una tenda in modo da non far vedere ai passanti cosa di li a poco sarebbe successo. Io avevo la mascella che praticamente toccava terra, gli occhi fuori dalle orbite e boh, non potevo crederci. Siccome faccio schifo, decido di aspettare e vedere quanto il tutto duri. 20 minuti scarsi e il ragazzo è fuori bello sorridente che si mette alla ricerca del suo gruppo di amici. Attonita assieme alle mie amiche, decidiamo che quello era il momento giusto di levare i tacchi e tornarcene a casa. Io non sono il tipo di persona che giudica, e penso che ognuno di noi debba essere libero di fare ciò che desidera (nei limiti consentiti dalla legge), però, che diamine! Non so come esprimermi. So che dietro, c’è un business, c’è anche traffico di donne provenienti da paesi magari disagiati che con la promessa di diventare che ne so.. ballerine o cameriere si ritrovano sbattute in una vera e propria prigione, ad alcune glielo si leggeva proprio in faccia, stavano lì, semplicemente sedute su uno sgabello a giocare con il telefonino; altre sicuramente lo fanno per scelta, si affittano la stanzetta in vetrina e si guadagnano così lIMG_4365a pagnotta. Di certo speravo che gli anni di dura lotta per ottenere l’emancipazione femminile non venisse buttata al cesso in questo modo. Ma sono scelte di vita.

Cambiamo argomento va.

Il posto che preferisco in assoluto ad Amsterdam è un piccolo coffeeshop (sempre la solita marpiona) chiamato Lost in Amsterdam (Nieuwendijk 19hs,1012), arredato in stile etnico; niente sedie ma solo tappeti, cuscinoni e tavolini bassi. Narghilè sparsi qua e là, luci soffuse e musica rilassante. Perfetto per riprendersi dopo una giornata passata al freddo a camminare!

Amsterdam rimane per me uno dei posti più belli visitati finora. Per chi ci è già stato.. quali sono state le vostre impressioni? Ci tornereste? Io subito.  

Un bacione

Giulia

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