La Isla Tranquila

Il mio tipo ideale di viaggio è biondo, con i capelli lunghi che svolazzano nel vento e possibilmente surfista. Adoro i viaggi selvaggi e all’avventura, on the road a cantare a squarciagola con le persone che sono sicura invecchieranno con me, con il quale condivido gusti e interessi.

Ottobre scorso, io e le mie amiche del cuore siamo partite Into the Wild di Fuerteventura, nelle Isole Canarie. Gli abitanti del posto la chiamano La Isla Tranquila, dove No Pasa Nada mentre la vita scorre serena e senza problemi, lontana dal rumore del mondo. Questo viaggio rimane, per ora, uno dei migliori in assoluto. O’ mar e o’ sol sono una parte fondamentale della mia esistenza, tanto da avere un’onda tatuata su una chiappa, tatuaggio fatto, tra l’altro proprio a Fuerte.

IMG_20150927_131019Un’isola a 4 ore circa di volo dall’aeroporto di Bergamo, volo rigorosamente low cost (God bless low cost) e viaggio super cheap, perché a noi, quando viaggiamo, ce piace mescolacce tra la gente e entrare al completo nel mood del luogo che visitiamo, e quale miglior modo se non alloggiare in una casetta, e fare cose improvvisate?

Arrivate all’aeroporto di Fuerteventura, ci accoglie un tempo annuvolato che per nulla ci ha scoraggiate; aspettiamo le nostre valige, ci dirigiamo verso l’uscita alla ricerca della navetta che ci avrebbe poi portate al Rental Car di Gold Car, presso il quale avevamo noleggiato il nostro razzo che ci avrebbe scorrazzate poi a destra e a manca. Una volta ritirata la macchina, via spedite verso il nostro appartamentino Los Delfines: un delizioso e super fornito trilocale a 5 minuti dal centro. Semplicemente il top.20150928_184002

Per niente provate dal viaggio (chi si ferma è perduto) molliamo le valige, e parte subito il primo giro di ricognizione. Il centro città si sviluppa su un lungo viale costellato da ristoranti, pub, locali e negozietti di tavole da surf. Dopo aver fatto la spesa super salutare (mannaggia a loro, ho fatto la fame) torniamo a casa per una cena veloce, una doccia, e via fuori di nuovo a caccia di Mojito.

La mezgif.com-video-to-gifattina seguente sveglia ore 8, infiliamo il costume e risaliamo in macchina verso la spiaggia de Las Dunas, una spiaggia luuuuunga con delle dune di sabbia bianca e finissima e un mare di un blu che più blu no avevo mai visto. Creiamo il nostro accampamento, battezzato poi Harem, con i nostri teli etnici preferiti e poi via i prendisole, via i reggiseni e tuffo nell’oceano. La freschezza di quel tuffo, la trasparenza di quell’acqua aveva fatto quasi uscire il cuore dai nostri petti. Ero con le mie amiche di sempre, in un’isola che sin da subito mi ha tolto il fiato, guidando a piedi scalzi con i capelli al vento.. potevo chiedere di meglio?

Le giornate proseguono così tranquille e spensierate, tra un chupito di Ron Miel e un pisolo sulla spiaggia fino a quando non viene il momento che tutte noi attendevamo con trepidazione: le lezioni di surf! Ci mettiamo subito alla ricerca della scuola adatta a noi, ma dopo nemmeno 5 minuti di ricerca, chiaramente vagando totalmente a caso, ci imbattiamo nella Mosquito Surf School, entriamo e il giovane e aitante Domenico ci accoglie pieno di crema protettiva in faccia e canottiera colorata, circondato da tavole da surf di tutte le misure. Dimenticavo di dire che Corralejo, città dove abbiamo alloggiato, è piena zeppa di italiani che hanno deciso dicambiare vita e di vivere col sole in fronte. Sono italiani diversi, è gente che lavora la mattina e surfa al tramonto, che guadagna quanto basta per poter fare una grigliata davanti ad un falò con gli amici. Niente pretese, niente programmi: la vita giorno per giorno, apprezzando le piccole cose. Deciso.. e Mosquito sia! Diamo le taglie delle nostre mute, ci viene assegnata la tavola da surf e ci viene detto che l’indomani ci sarebbe passato a prendere il buon Marco.

IMG_20150930_112626Ore 9 del mattino, occhi incavolati dal sonno e faccia devastata dalla dormita: Marco, biondone che dimostra 20 anni in meno rispetto alla sua vera età, occhialazzo da sole arriva a bordo di un Van pieno di tavole da surf sul tetto. Ok, non eravamo per nulla pronte. Facciamo subito amicizia, e cominciamo a fare impazzire tutto lo staff della Mosquito a suon di battute, stronzate e autoironia tanto da proclamarci le Marco’s Angels. Ho detto tutto. Arriviamo sulla costa rocciosa a di Punta Blancadopo una mezz’oretta di strade sterrate e una volta parcheggiato il van, prese le tavole da surf da sopra il tettuccio, comincia la vera sfida: infilarsi la muta. Penso di non aver mai imprecato così tanto nella mia vita; quella cosa umidiccia che si appiccicava alla pelle come una ventosa non ne voleva sapere di salire su, quel diavolo! Dopo varie peripezie, tira di qua tira di la fai un salto fanne un altro, riesco a chiudere la muta e arriva il momento del riscaldamento, una mezz’oretta di warm up che basta a devastami; Marco spiega le quattro posizioni da assumere per poter cavalcare le onde e poi via in acqua! Onde alte ma non troppo, giuste per la nostra totale inesperienza, e nemmeno il tempo di riuscire a stare in equilibrio distesa a pancia in giù sulla tavola che Marco comincia urlare:

“Forzaaaaa con quelle braccia! PADDLE PADDLE PADDLE!”

Paddle, ovvero pagaiare, sarebbe quel remata di braccia che ti manda a largo a prendere l’onda. Facile, se non fosse per il fatto che nonostante mi sbattessi come tartaruga rovesciata, non riuscissi ad avanzare di un metro. Una fatica del diavolo bestia! ScendoIMG-20151002-WA0005dalla tavola, la abbraccio e nuoto imperturbabile. Dopo vari tentativi riesco a prendere un’onda e a mettermi in ginocchio sulla tavola! WOW.Premetto di non essere una persona particolarmente sportiva, ho un equilibrio precario e la fatica prende subito il sopravvento, ma la sensazione di libertà che mi hanno dato quei 20 metri di onda era una sensazione tutta nuova. La fatica era sparita, il cuore era in gola, l’aria in faccia e non mi importava di quanto paddle paddle avrei dovuto soffrire,volevo rifarlo! Dopo 5 ore in acqua risaliamo a riva ci togliamo le mute e ci distendiamo stremate al sole, fino a quando Marco apre il van e tira fuori un frighetto pieno di panini, succhi di frutta e di bottigliette d’acqua. Ti amo Marco.

Una volta accompagnate a casa era l’ora del pisolo sulla spiaggia, ma stavolta è la volta de La Escalera, una spiaggia raggiungibile dopo mezz’ora di sterrato nel nulla, a strapiombo nel mare. Il viaggio in macchina è stata una delle cose più belle di questa avventura, a parte Ilariache moriva di paura ogni volta e che mi riempiva di: “attenta alla buca! Ocio ai sassi, ce ne hai uno appuntito proprio li! Non guidare troppo vicino allo strapiombo che cadiamo giù.” La Escalera è comunque una vera chiccheria, un panorama mozzafiato e una scala scavata nella roccia che portava fino a giù nella caletta. Il miglior pisolo della mia vita!

I giorni successivi sono una combinazione di surf, pisolo in spiagge ogni giorno diverse, mojito, e cene tipiche.

Altra spiaggia da vedere è El Esquinzo, sempre a strapiombo, sempre na maronn’ e fatica per raggiungerla ma sforzi sempre ripagati dalla totale bellezza di questi posti che porto nel cuore ogni nebbioso giorno veneto.

Come ho detto all’inizio, Fuerteventura è la Isla Tranquila, ergo c’è solo una discoteca a parer mia fichissima, ma io ho gusti tutti miei, in compenso però è pieno di bar dove sparano musica, servono ottimi cocktail come ad esempio laSidreria Chill Out, che è proprio affianco alla Mosquito Surf School. A parte la location perfetta di questo bar, con divanetti, cuscinoni, megaschermo con video di surfisti troppo fichi e troppo bravi, i ragazzi che ci lavorano dentro,Miguel e Serena (trevigiana che ha deciso di rendere la sua vita un’incredibile figata), sono semplicemente il meglio che potrete trovare a Fuerte. Tanto per cominciare ogni martedì e ogni giovedì organizzano una cena, che può essere una paella gigante, una grigliatona, una cena messicana il tutto spendendo solo i soldi di una birra. Il paradiso in terra. Inoltre organizzano anche delle lotterie dove in palio c’è sempre una tavola da surf pazzesca! Se avete in programma di andare a Fuerte passate per la Sidreria Chill Out e salutatemi Serena e Miguel.

Altro bar da non perdere è il Buena Onda, punto di ritrovo di molti surfisti e ottimi Mojito, e chupiti di Ron Miel.

Fuerteventura è incontaminata e lo si vede dalle cittadine di pescatori come Lajares, dagli immensi deserti, spiagge lunghissime, non esistono ombrelloni e lettini o stabilimenti balneari. Bellissimo anche il mercatino che fanno nel centro commerciale di Corralejo, El Campanario, che più che un centro commerciale è una minuscola cittadella murata, piena di negozietti tipici.

Altra spiaggia che consiglio è la Playa de Sotavento, a sud dell’isola a circa due ore da Corralejo, bellissimo sopratutto il tragitto! Ma mettetevi un quintale di crema perché li il sole è ancora più forte!IMG_20150928_180604

Alcune avvertenze per l’uso se state pensando di andare a Fuerteventura:

  1. Non aspettatevi una simil Ibiza, Fuerte è l’opposto.
  2. Dovete noleggiare un’auto per poter girare l’isola, gli unici autobus che ci sono fanno solo lunghe tratte da una città all’altra e passano tipo un paio di volte al giorno.
  3. Se siete tipi da resort, villaggi all inclusive e vita di lusso piena di comfort, cambiate destinazione.
  4. È una destinazione che considero low cost. Il costo della vita è decisamente più bassa, anche se le cose offerte sono di alta qualità.
  5. Ryanair vi porta direttamente a Fuerteventura dall’aeroporto di Bergamo.

Ogni persona che incontro e che mai chiede “Non so dove diavolo andare in vacanza!” io raccomando sempre Fuerteventura, è un paradiso terrestre a solo 4 ore di volo!

Andateci tutti!

Ah dimenticavo..

Abbiamo montato uno video del nostro viaggio! Date un’occhiata e fateci sapere se vi è piaciuto!

 

 

Giulia

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