Egypt, the land of wonders.

Viaggio semi improvvisato. Prima di decidere di partire per l’Egitto ho deciso di andare a farmi il passaporto, perché prima non ne avevo mai avuto bisogno. Mi faccio questo regalo di compleanno: passaporto + Egitto. Ho sempre sognato di visitare quella terra così antica e intrisa di storia. Lì troverò due carissimi amici ad aspettarmi a braccia aperte, Ahmed e Saeed, che saranno poi le mie guide turistiche private per i miei 5 giorni egiziani. Potevo chiedere di meglio se non due amici, egiziani doc, che mi mostrassero il loro amato Cairo?

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Arrivo all’aeroporto del Cairo alle 11 di sera circa, dopo 4 ore di volo partito in ritardo da Milano Malpensa, passo al controllo passaporti, acquisto il visto turistico, aspetto il mio zaino al nastro bagagli per 45 minuti esco e quei poverini erano li che aspettavano da due ore. Saeed l’ho conosciuto in Erasmus, abbiamo legato subito e non abbiamo mai smesso di sentirci; Ahmed era venuto in Olanda a visitare il suo amico mentre era in Erasmus e ora ho un bellissimo rapporto anche con Moury. Arriviamo a casa di Saeed e ho l’opportunità di stare a casa sua per quei giorni, e ho la splendida occasione di conoscere i suoi genitori: le due persone più adorabili, amorevoli, premurose e ospitali che abbiano mai incrociato la mia vita. Mi coccolano durante tutto il viaggio preparandomi pranzi e cene tipiche, degni di Cleopatra.

Dopo aver posato il mio zainone nella mia stanza, decidiamo di fare un giro in auto tutti assieme per il Cairo di notte ed io, con la testa fuori dal finestrino, occhi e bocca spalancati, mi godevo la vista di quella città così viva, così frizzante alle 2 di notte. Sale un certo languirono notturno e decidono quindi che era il momento di farmi provare qualcosa di tipico; arriviamo fuori ad un localino, Saeed scende e decide di prendere tutto take away per poter mangiare in macchina e goderci la compagnia ritrovata di fronte al Nilo circondati dalle luci del Cairo. Magico.

IMG_7457Ore 10 del mattino vengo svegliata da Azza con una scodella di latte e cereali. Penso di essermi commossa, nessuno mai mi aveva portato la colazione a letto. Mi stiracchio, la ringrazio immensamente e mi godo la colazione con il sole caldo del Cairo che passa attraverso la finestra. Mi alzo e comincio a prepararmi per la prima gita: Piramidi di Giza sul cammello. È stata una delle esperienze più belle ed eccitanti della mia vita. Queste creature pacate e maestose erano tutte abbigliate di drappi colorati, catenine fatte all’uncinetto e il loro manto era stato rasato con motivi tribali: dei veri re del deserto. A me viene assegnato il più grande e forte, e non per la mia stazza, ma semplicemente perché sono donna e come tale merito il cammello più in forma. Il cammellaro fa accovacciare il mio cammello con dei versi e mi dice di salirci su e di buttare  tutto il peso all’’indietro; non appena eseguo, il cammello comincia ad alzarsi e il cuore mi sale in gola: il cammello si alza, prima sulle zampe di dietro, poi quelle davanti. La mia reazione è stata catturata dal dito pronto di Saeed che non aspettava altro che scattare una foto di quel momento. Comincia il nostro tour delle piramidi, ci giriamo intorno, scattiamo qualche foto di noi che baciamo la sfinge mentre ascoltiamo la guida mentre racconta la vita di Cheope e, arrivati dall’altro lato, ci godiamo il sole che cala dietro ad una delle sette meraviglie del mondo. Non so spiegare la magia di quell’atmosfera, sentirsi cosi piccola davanti a queste maestose piramidi, che trasudano
storia di un Egitto florido. Torniamo verso casa e mamma Azza ci fa trovare una cenetta degna di Nefertiti, una tavola imbandita di delizie, di colori, di profumi. Azza aveva preparato i piccioni… Si avete letto bene, i piccioni! Solitamente amo assaggiare cose nuove, ma per la prima volta mi sentivo davvero a disagio. Dopo essermi ingozzata di altre prelibatezze, è il momento di assaggiare i piccioni; li aveva farciti di riso speziato eIMG_7282non erano male, ma il pensiero di addentare uno dei piccioni a cui do briciole di pane in Piazza San Marco, beh no, non ce l’ho fatta a mangiarli tutti. Il resto l’ho mangiato praticamente tutto io, anche se non saprei dirvi i nomi di questi piatti, perché i nomi in arabo sono sempre troppo impronunciabili, ma sappiate che erano squisiti.

Il giorno seguente facciamo una passeggiata in centro, Piazza Tahrir, la piazza della Rivoluzione e.. il nulla! Troviamo la piazza deserta: ultimamente off limits per motivi di ordine pubblico, ma da lontano riesco a scorgere dei graffiti che si riferiscono alla rivoluzione e alla libertà, avrei voluto avvicinarmi per scattare qualche foto, ma non è stato possibile. Alla sera aperitivo con amici, e la mia schiena si blocca. Sin dalla mattina avevo tantissimo dolore a causa del dondolare sul cammello, ma ho pensato che in qualche ora mi sarebbe passato. Niente, il dolore persisteva e stavo davvero male. Non sapevo come stare seduta ed ero diventata irrequieta e taciturna. A quel punto tutti mi chiedono se fosse tutto ok, rispondo che la schiena mi sta dando filo da torcere a causa del cammello. Una ragazza dolcissima di nome Randa, conosciuta 10 minuti prima, si offre volontaria per andare in farmacia a prendermi gli antidolorifici. Io rimango di sasso, piacevolmente sconvolta. Mai nessuno aveva fatto nulla del genere prima. Non pago nulla. Gli antidolorifici me li ha comprati Randa, e non ha voluto un centesimo. Io non avevo parole per ringraziarla, qualsiasi cosa dicessi mi suonava banale. Tutte le persone che ho conosciuto in Egitto, con poco sono riuscite ad entrarmi nel cuore. In compagnia si discute di temi profondi, dell’amore, di politica, di sociologia. È bello mettersi a confronto con altri modi di pensare e intrecciare le culture, dal diverso c’è solo che da imparare. L’antidolorifico fa lentamente effetto e mi da un lieve sollievo ma una volta tornata a casa, confessato il dolore alla madre di Saeed, Azza si offre per farmi un massaggio con un olio speciale. Il massaggio mi salva la vita, mi sento meglio e ho il cuore stretto dalla tenerezza di quella donna così speciale. 

Il giorno successivo saremmo partiti per raggiungere Luxor, un viaggio lungo 8 ore di viaggio in pullman. Partiamo a mezzanotte per arrivare a destinazione alle 8 di mattina circa, solo che la destinazione non era Luxor ma Ras Shetan, una località sul MarIMG_7314 Rosso di fronte alla Giordania. Mi avevano fatto una sorpresa. Saeed sa quanto io ami il mare e senza dirmi niente, decide di portarmi in questo paradiso terrestre e quella vista mi quasi mi pietrifica. Non me lo aspettavo proprio. Arriviamo in questa sorta di mini villaggio dove ci accolgono alcuni beduini dalla pelle bruciata dal sole e il sorriso a 32 denti che si presentano a grandi sorrisi. Diamo i nostri documenti e veniamo scortati nelle varie camere. Lasciate che vi spieghi cosa vedevano i miei occhi: a 3 metri dalla riva c’erano bungalow fatti di canneti sparsi qua e là; una zona ricreativa fatta di tende, divani, tavolini bassi e tappeti dalla fantasia etnica. La mia stanza aveva quattro mura e un tetto fatti interamente di canneto, apro la porta e l’unica illuminazione saranno delle candele e il pavimento è ricoperto da cuscini, un materasso e delle coperte. Ero sempre più scioccata dalla bellezza di quel posto. Lasciamo le valige nelle stanze e ci dirigiamo nell’area ristoro, sotto un gazebo in riva al mare, dove ci aspettava una magnifica colazione con pane arabo, omelette, verdure e formaggio. Ogni tanto mi mordevo la lingua per capire se stessi sognando. Dopo aver mangiato ci viene servito dell’Hashish che ci rilassa e ci fa fare un pisolo sotto il sole in riva al mare.IMG_7294

Scattiamo qualche foto tutti insieme, ci bagnamo i piedi e ci godiamo il tramonto nel deserto mentre alcuni ragazzi accendono il falò e cominciano a suonare bonghi e ukulele mentre scende la notte. Non avevo mai visto un cielo del genere. Blu intensissimo e stelle grandi quanto delle palline da ping pong, del resto eravamo in mezzo al deserto e le uniche fonti di luce erano candele. Mi mancavano davvero le parole per esprimere qualsiasi tipo di sensazione. La serata prosegue così a ritmo di musiche nordafricane e buonissimo cibo. Non sono mai stata così tanto in pace con il mondo, totalmente connessa con la vita e la sua bellezza.

Il giorno successivo lo impieghiamo per il viaggio di ritorno, dato che la mattina successiva avrei avuto il mio volo di ritorno per l’Italia e non potevo essere più triste. Non si fa mai a tempo ad entrare nell’atmosfera del posto a goderti il tuo viaggio che è già ora di tornare. D’altronde l’Aeroporto di Venezia mica può stare senza Giulia Salerno.

L’Egitto è una terra magica, autentica dove le strade sono trafficate, i bambini giocano al pallone per strada e le mamme urlano dai balconi. Dove la vita viene vissuta giorno per giorno con amore, con energia e voglia di rendere il domani un domani migliore. Moltissime donne senza velo, moltissime con il velo e pochissime col burqa. È un paese in transizione e in crisi, ma gli egiziani non perdono mai la forza di sorriderti dall’altro capo della strada.

Non smetterò mai di ringraziare abbastanza Saeed, Ahmed e i genitori di Saeed, che mi hanno viziata dal primo minuto. Li ringrazierò per avermi fatto fare l’assaggio di mondo più delizioso della mia vita. Non vedo l’ora di tornarci e ogni volta che sento qualcosa di negativo circa l’Egitto mi si stringe il cuore e mi sale un po’ di malinconia per questo splendido paese che potrebbe dare tantissimo ma è impossibilitato da fattori culturali e religiosi che limitano le nuove generazioni, vero motore del possibile cambiamento dell’Egitto.

Nonostante il periodo molto particolare penso che si dovrebbe andare di più in Egitto, perché è l’unico modo per aiutare concretamente questo paese a rinascere e a ritrovare la grandezza.

Consigli per l’uso:

  • se non viaggiate con gruppi organizzati vi servirà il passaporto e un visto una volta arrivati all’aeroporto 
  • meglio girare con qualcuno del posto
  • se siete tipi da resort, lusso cambiate destinazione, l’Egitto bisogna viverlo. In villaggio ci puoi andare anche a Jesolo.
  • per le donne, ricordatevi che siamo comunque in un paese prevalentemente islamico. E io sono del parere che bisogna rispettare gli usi e costumi del paese in cui ci si trova. Attenzione ho detto rispettare e non adeguarsi, c’è una bella differenza.

Voi in Egitto ci siete stati? Che ne pensate?

Giulia

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