New York, la città dei sogni.

New York è indescrivibilmente enorme, affollata, caotica, incantevole. Sono stata a NY per poco più di una settimana e l’ho davvero adorata, anche se ha piovuto secchi d’acqua per tutto il tempo e ha fatto un freddo del diavolo cane. La prima mattina sono riuscita a svegliarmi alle 7 di mattina, pazzesco per una dormigliona come me, ma l’adrenalina e la felicità batte sempre la pigrizia. La sera prima ero davvero troppo stanca per poter cercare al buio pesto il necessario per docciarmi quindi quella mattina dopo aver aperto gli occhi e aver realizzato che ero dall’altra parte dell’oceano mi sono fiondata a farmi una bella doccia calda.Q4HotelUna delle cose più fiche del Q4 Hotel è che hai il bagno privato nella camera; la mia era una camera femminile da 4 persone, e visto che le mie compagne di stanza ronfavano alla grande me la sono presa comoda. La tranquillità non fa mai al caso mio e solo dopo essere uscita dalla doccia mi sono resa conto di non avere con me l’adattatore per la presa dell’asciugacapelli. Brava Giulia, 100 punti a Grifondoro. Ma nulla può buttarmi giù, quindi pace all’anima mia e mi sono asciugata i capelli con l’asciugamano cercando di evitare il più possibile la broncopleurite una volta uscita dall’ostello.

La giornata inizia e sono affamata come mai nella mia vita e appena metto naso fuori vedo che dall’altro lato della strada c’è un camioncino che vende bagels. Colazione con un dollaro e andiamo a conquistare Manhattan. Per raggiungere il centro dovevo prendere la metro, dato che il Q4 Hotel si trova nel Queens, e l’idea di andare a piedi, attraversando un lungo ponte con il freddo gelo di inizio Maggio (sì, esatto) non mi pareva l’idea più brillante. Scendo le scale della metro e mi faccio subito un abbonamento settimanale per girare tutta la città, anche se in realtà a me piace tanto camminare. Questo primo giorno l’ho passato camminando e vagando per le strade di Manhattan perdendomi ad ogni angolo e facendo spesso due volte lo stesso giro. Premetto che girare per Manhattan è facilissimo, o almeno così dicono. Manhattan ha una forma rettangolare e le Avenues e le Streets sono segnate da dei numeri salvo qualche eccezione. Già con le strade non vado d’accordo, se sono strade con numeri proprio non ci siamo. Allora le Avenues sono quelle verticali che vanno da Sud a Nord mentre le Streets vanno da Est a Ovest. Andare a caso mi sembrava la soluzione più adeguata chiedendo ai passanti la giusta via per dove dovevo andare. Vagare a caso mi porta dritta dritta a Times Square e se dovessi descriverla con una sola parola direi LUCI. Non avete idea della quantità di luci e schermi di tutte le formi e misure presenti in questa piazza.. e pensavo alla quantità di energia usata, si perché questi schermi enormi stanno accesi 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana e 365 giorni all’anno. Dopo pranzo le secchiate d’acqua ricominciano e dopo aver fatto circa 360 volte lo stesso giro riesco finalmente a raggiungere il MoMA, il museo che volevo più vedere in assoluto e infatti ci sono rimasta dentro per circa 4 ore. Imbambolata davanti a certe opere d’arte che avevo visto solo nei libri delle superiori mi lasciava a bocca aperta e mi rendeva ancora più curiosa. Dentro ci sono i quadri più famosi di Picasso, Dalì, Degas, Van Gogh, Chagall, Boccioni. Tanta roba per gli appassionati di arte! Ad un certo punto un timido sole comincia ad uscire ed in preda a spasmi di gioia per i fievoli raggi di luce esco fuori e chiedo subito direzioni per Central Park. Ecco, Central Park è enorme (come tutto del resto a NY) ed è bellissimo, sembra di essere totalmente in un altro paese, la calma, gente che fa jogging tranquilla, bambini che giocano, cani che corrono. Dopo aver fatto le dovutissime foto a qualsiasi cosa mi capitasse a tiro, un po’ come i cinesi che fotografano anche le cacche di uccello a Venezia, mi dirigo verso l’ostello dato che Gesù la stava di nuovo mandando a secchiate. Al Q4 Hotel organizzano ogni sera qualche cosa di carino da fare tutti insieme ed è stato davvero molto bello stare li, sono stata con lo staff sul tetto dell’ostello a godermi la vista dell’Empire State Building a parlare a ridere e davvero non potevo credere di essere lì.Guggenheim

Il giorno dopo la pioggia non voleva darmi tregua ma non mi sono lasciata scoraggiare, e così ho preso la metro e sarà stato il sonno, sarà che sono rincoglionita di mio ma una volta passati i tornelli mi è preso un coccolone e convinta di aver sbagliato entrata sono uscita di nuovo,  e solo dopo aver realizzato che una volta dentro basta passare per i sottopassaggi e arrivi dove vuoi, ho provato a rientrare ma l’ingresso mi veniva impedito. Diamine. La signorina della biglietteria mi dice che se entro, esco e poi voglio subito rientrare devo aspettare 80 minuti. Machecazz?! Il motivo rimarrà per sempre un mistero irrisolto. Vabbè, non mi perdo certo d’animo e vado a fare un giro per il Queens per ingannare l’attesa e ne sono rimasta piacevolmente stupita! È davvero una bellissima zona, piena di gente che va e che viene, che chiacchiera per strada, bambini che vanno a scuola.. adoro osservare la gente autoctona che procede nella vita. Lo so mi fa sembrare un po’ stalker, ma non importa. Camminando, arrivoQueensboro Bridge praticamente sotto il Queensboro Bridge, un ponte in acciaio enorme e super decorato che collega il Queens a Manhattan e da li si ha una bellissima vista dello skyline di Manhattan. Dopo questi maledetti 80 minuti finalmente riesco a prendere la metro e ad arrivare al MET dove ci sono principalmente opere d’arte dell’antico Egitto, Grecia e Impero Romano ma anche opere bellissime di storia africana, asiatica e australiana. Sono stata capace di perdermi anche dentro al museo. Dopo pranzo mi sono trovata con Chiara e insieme siamo andate fino al Guggenheim a piedi che è stata una vera delusione. Penso che ci vadano tutti solo perché è famoso e fa fico ma in realtà è una vera schifezza, è vuoto. Si, ci sono andata anche io perché la curiosità è femmina, e anche perché è famoso e faceva fico. Ci siamo consolate andando a vedere i quartieri di Soho, Little Italy e China Town. Soho èChina Townadorabile, mi ricorda un po’ Camden Town di Londra; graffiti ovunque ispirati a quelli di Keith Hiring, negoziati vintage, gente strana ma estremamente fica. Little Italy è carina, nulla di che, cioè.. è solo piena di ristoranti italiani e basta. China Townun po’ sporchetta ma ho mangiato i migliori ravioli al vapore della mia vita.

World trade CenterHo passato il terzo giorno a girovagare per la zona della Columbia University, una delle università più prestigiose e stavano montando i palchi e gli spalti per la cerimonia di laurea e mentre osservo la gente coi libri i mano che attraversava il cortile pensavo se mai mi laureerò dato che sto facendo di tutto per evitare di studiare e di passare il mio esame di economia. Pace.
Vicino all’università c’è un parco, il Riverside park, che affaccia sul fiume Hudson: un freddo e un vento che ho pensato di morire assiderata. Finalmente la pioggia decide di darmi tregua e decido di dirigermi verso la zona del World Trade Center, Wall Street e il Memoriale dell’11 Settembre. Visitare quel luogo mi ha davvero colpita nel profondo, il monumento in sé è davvero incredibile e la sensazione che si prova non è descrivibile a parole. Questo è quello che mi ero annotata in quel momento:

“In questo momento sono davanti al Memorial 9/11 e niente mi ha mai, mai colpito così nel profondo. Una voragine nel suolo con delle cascate d’acqua che sembrano raggiungere il centro della terra; nomi scritti incavati lungo il perimetro di questa fontana, qualche rosa qui e lì e tanta tanta amarezza. Amarezza nel vedere gente farsi le foto e i selfie sorridenti come se si stessero facendo una foto vicino ad un qualsiasi monumento. Zero rispetto per i nomi incisi su questa fontana. Oggi c’è vento e fa molto freddo. Appena mi sono avvicinata l’acqua della fontana mi è venuta in faccia come se fosse pioggerellina e devo essere sincera mi sono commossa e ho un senso di vuoto totale a stare qui davanti a fissare quel buco enorme. Questo posto è poetico ma non capisco e non capirò mai la crudeltà di questo gesto.”

Sono davvero molto sensibile e non sono riuscita a rimanere molto. Bagnata fradicia e congelata torno all’ostello e doccia calda prima di subito. Per cena mi trovo con Chiara e insieme dopo aver mangiato mi porta su un rooftop al tredicesimo piano. Allora, premettiamo che durante questo viaggio il mio dress code era zingara sportiva, sfacciatissime ci siamo presentate alle porte di questo luogo, dove tutti entravano e uscivano tirati come se fosse Capodanno, io in jeans, maglietta e scarpe da ginnastica, ma nonostante la dubbia mise ci lasciano entrare. La costosità e la chiccheria della location era palpabile nell’aria e anche se avessi voluto un bicchiere d’acqua mi avrebbero azzerato il budget totale del viaggio quindi dopo essersi godute un po’ la vista siamo tornate al mio ostello per la serata karaoke che si addice decisamente molto di più alla nostra persona. Qualche birra aiuta a prendere corBrooklyn Graffitiaggio e ci permette di fare una performance degna di Beyoncè, balletto incluso.


La mattina dopo, avevo pianificato assieme a Chiara una gita a Brooklyn. Brooklyn è davvero frizzante, giovane, moderna ed è davvero una galleria d’arte all’aperto; graffiti ovunque riguardanti la pace, l’umanità, l’amore, la diversità una vera e propria celebrazione alla vita. Musica ovunque, persone ovunque. Abbiamo attraversato il ponte di Brooklyn a piedi, combattendo con la bora di Trieste, e la vista da lì è davvero mozzafiato quindi armate di macchine fotografiche, Polaroid, GoPro e telefoni abbiamo scattato foto a qualsiasi cosa. Per cena, Chiara conosceva un posto che è davvero sensazionale: il Surf Bar, dove si mangiava su delle tavole da surf con i piedi  nella sabbia. Il cibo era davvero buonissimo e il conto alla portata delle nostre tasche.

Il penultimo giorno è uscito il sole, ovviamente, ed era venuto il momento di mettere un altro segno di spunta sulla mia Bucket List: la pasticceria del Boss delle Torte ad Hoboken. Prendo il treno per Hoboken e dopo una mezz’oretta circa arrivo in questa ridente cittadina e mi sembra di essere stata catapultata in un altro stato. Famiglie a spasso, cani chIl Boss Delle Tortee corrono, bambini che giocano, niente traffico, il sole che scalda, il cielo blu. Per trovare la pasticceria di Buddy Valastro ci ho messo davvero 5 minuti e boh, penso di avere una connessione speciale con il cibo.. un può come le mamme con i figli. Appena arrivo fuori comincio a
spararmi selfie davanti all’insegna e appena guardo all’interno trovo una fila interminabile e mi dico NO, anche perché i prezzi erano esorbitanti.  Anche se avrei tanto voluto uno dei suoi cupcake Red Velvet. Ovviamente Buddy non c’era e nemmeno il suo parentado. Hoboken è davvero splendida e sapevo che c’era un’altra cosa che volevo vedere: la casa di Frank Sinatra, o meglio una stella blu sul pavimento che segna il luogo dove lui viveva. Anche se Sinatra non è tra i miei artisti Jazz preferiti, rimane comunque uno dei più grandi.

Il mio ultimo giorno newyorkese l’ho passato passeggiando a Soho, che tanto mi era piaciuta e ci sono arrivata passando per L’High Line, il vecchio tratto ferroviario che attraversava la città, ora è una carinissima promenade con un orto botanico del quale si prende cura un gruppo di volontari del quale puoi far parte anche tu, basta chiedere! Durante il pomeriggio ho finito di fare le valige per l’avventura che mi sta aspettando: il Coast to Coast! 

You may also like

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *