Budapest, la città sul Danubio.

Cosa sapevo di Budapest e dell’Ungheria? Niente di niente! Ed è proprio per questo motivo che ho deciso di fuggire dalla routine giornaliera in questa bomboniera dell’Est Europa.

Questa volta i miei compagni di viaggio sono la Claudia e Vitto che per chi non lo sapesse sono la mia mitica mamma e quello scemo di mio fratello, che si vanta tanto di essere fico, bello e fotomodello. Volo prenotato con qualche settimana d’anticipo con la compagnia easyJet ad un prezzo stracciato e miniappartamento preso su Airbnb, unico amore, piccoli prezzi per una qualità ottima. Qui un link per avere uno sconticino per la vostra prossima fuga.

Solitamente sono super sfigata, e le gioie le vedo una volta no e una volta no, però in questa occasione la nuvola di Fantozzi che solitamente mi perseguita ha deciso di starsene in un angolino lontano da me e pochi giorni prima di partire scopro che al nostro arrivo avremo trovato i magnifici mercatini di Natale!

Arriviamo la sera di lunedì e arrivare al nostro Airbnb è stato facilissimo! Appena si arriva in aeroporto c’è un unico autobus, il 200E, che vi porta alla stazione della metro da dove poi si può arrivare praticamente in qualsiasi angolo della città. Il nostro appartamentino è in un palazzo a qualche fermata di metro dal centro, più precisamente a Blaha Lujza tér, una zona ottima dove poter alloggiare: silenziosa, ben servita dai trasporti pubblici e tranquilla.

Mamma Claudia, da classica madre italiana con moltissimo sangue del Sud nelle vene si era ben equipaggiata per la cena e invece di mettere in valigia qualche maglione in più ha preferito metterci una lasagna homemade degna di Master Chef, un pacco di tortellini, un pacco di pasta, del sugo pronto, olio d’oliva, biscotti, tisanine varie perché s’adda sparagnà (trad: si deve risparmiare).

Sveglia ore 8 e con gli occhi ancora incagolati dal sonno si scende a conquistare la capitale magiara.

La fortuna ci aveva baciati ancora con una splendida giornata di sole che ci permette di girare la città senza nessuna noia. Il nostro giro comincia con la Grande Sinagoga che si trova nel quartiere ebraico della città, all’incrocio tra Rákózci út e Károly krt; un edificio davvero imponente rivestito di mattoni gialli e rossi e sormontata da due possenti torri a bulbo impreziosite da una corona d’oro ed è la più grande sinagoga del mondo dopo quella di New York! Può accogliere fino a 3000 fedeli ed è una sinagoga costruita dalla borghesia ebraica detta “neologa” che voleva prendere le distanze dagli ortodossi . Nei primi anni novanta ad Estée Lauder, che ha origini ungheresi, avanzava qualche milione di dollari che ha deciso di donare proprio a questa sinagoga per farla restaurare e a dire dal risultato, possiamo solo ringraziare per aver investito giusto qualche spiccio in quest’opera maestosa. Dalla Sinagoga abbiamo proceduto verso la Basilica di Santo Stefano, un’opera talmente imponente che a fatica stava nell’inquadratura dell’Iphone. L’interno fa perdere il fiato; un mescolarsi armonioso di colori oro e granata, un alternarsi di ombre e raggi del sole che fanno capolino dalle finestre: una vera chiccheria. Assolutamente da non perdere è la vista mozzafiato che si può avere una volta saliti sulla balconata della cupola: più di 300 scalini per avere una delle viste dall’alto più sensazionali di Budapest! Non vi nego che l’impresa è stata ardua e che avrei preferito di gran lunga prendere l’ascensore ma conquistare con le proprie gambe circa 96 metri di altezza è stata una doppia soddisfazione!

La giornata continua sotto i piacevoli raggi del sole e senza ulteriori indugi proseguiamo la passeggiata verso la riva del Danubio e SBEMMM ecco il Ponte delle Catene, il primo ponte a unire Buda con Pest nel 1849.  Rimaniamo a Pest e passeggiando lungo la riva del fiume ci imbattiamo nell’opera più toccante che ho visto finora: il memoriale “Scarpe sul Danubio”; sessanta paia di vecchie scarpe di metallo, di ogni misura, sono gettate alla rinfusa lungo la riva del fiume proprio dove migliaia di ebrei ungheresi vennero barbaramente fucilati dalle milizie fasciste ungheresi, le Croci Frecciate. La cosa che davvero mi ha sciolto il cuore nel petto, è stato scorgere delle caramelle e dei bottoni colorati nelle scarpe più piccoline, quelle dei bambini, che i passanti lasciano come omaggio, e quest’opera commemorativa che ha a malapena una decina d’anni, mi ha fatto pensare a come viaggiare sia essenziale, perché tutti noi studiamo la storia sui libri, leggiamo le atrocità del passato ma è toccando, vedendo con i nostri occhi che s’impara davvero; le emozioni sono le insegnanti più crudeli che ti sbattono la verità in faccia e ti fanno capire, ti fanno pensare, ti attivano il cervello e ti dicono: 

“Guarda cosa abbiamo fatto, impara e rendi il mondo un posto migliore.” 

Alle spalle del memoriale si staglia il Palazzo del Parlamento, l’edificio più grande dell’intero Paese, e qui ho imparato una cosa nuova del quale davvero non sapevo proprio nulla: il 25 ottobre 1956 ebbe luogo uno dei massacri di massa più grandi della storia europea. Sono stati pubblicati libri, articoli su questa tragedia ma nonostante questo non è ancora stata fatta luce sugli avvenimenti di quel giorno, d’altro canto la magistratura ungherese ha fatto del pesante ostruzionismo circa la scoperta della verità. Le testimonianze di chi c’era quel giorno sono le uniche fonti dal quale si può cercare di ricostruire la vicenda; proprio sotto la piazza è stata allestita una galleria con video, foto, documenti che testimoniano le atrocità e l’assurdità di quel giorno: migliaia di persone che si riuniscono pacificamente davanti al Parlamento per sentire il discorso del primo ministro e che in 20 minuti vengono massacrate senza un perché. Consiglio di andare a vedere questa galleria, del tutto gratuita e molto suggestiva.

Fa buio davvero davvero presto, sono le quattro di pomeriggio e sembrano già le dieci di sera. Percorriamo il Ponte delle Catene e decidiamo di prendere la suggestiva funicolare che collega in pochi minuti Clark Ádám Tér al Castello e la vista da qui è davvero pazzesca: quella sera il cielo era limpido, senza nuvole e una grandissima e luminosissima luna padroneggiava su tutta Budapest e la città con tutte le sue luci sembrava un cielo stellato.

Buda è totalmente diversa da Pest, tranquilla, con poca gente per strada, quasi tutta pedonale e sembra di essere tornati indietro di qualche centinaio d’anni, ed è qui che si trova la chiesa tutta guglie di Mattia Corvino e il Bastione dei Pescatori che nel Medioevo difendevano il castello; le sette torri del Bastione simboleggiano le sette tribù magiare che fondarono il paese. Inutile dire che la vista da questo punto è semplicemente meravigliosa. 

Per cena volevamo qualcosa di tipico ed io, che non avevo mai mangiato il Gulasch, ero eccitata all’idea di ingurgitare qualcosa di caldo. Cercando su TripAdvisor trovo questo localino: Paprikache si trova a Pest, nel quartiere ebraico . Dopo varie imprecazioni per trovarlo veniamo accolti da mille profumi e tutta la fatica viene ripagata da una sontuosa cena a base di Gulasch e carne grigliata tenerissima. Il posto è accogliente e rustico, il personale gentilissimo, i menù sono anche in italiano e tutto è davvero davvero buonissimo e il prezzo è davvero piccolo per la quantità di cibo servito. Il paradiso per Giulia Salerno: tanto buon cibo a pochi soldi. Super consigliato!

Stanchi morti dalle 9 ore di passeggiata torniamo a casa e crolliamo in branda come se non ci fosse stato un domani, ma il domani c’era eccome e ci svegliamo con i tetti di Budapest innevati. Ci vestiamo che manco andassimo a sciare e via di nuovo in giro! Passiamo la mattinata a Buda (volevamo vederla con la luce del giorno) e il pomeriggio ci dedichiamo ai mercatini di Natale a Vörösmarty Tér una piccola piazza nel cuore di Pest, una bomboniera! In centro alla piazza ci sono tutti gli stand dove vengono cucinate tutte le cose più tipiche e sono troppo invitanti, quasi sexy. Mi chiamano. Io prendo un involtino di cavolo ripieno, il Töltött Káposzta, che ccciao le mie papille gustative stavano facendo un balletto; la Claudia si prende un panino rotondo che veniva svuotato dalla mollica e riempito a tua scelta con carne o Gulasch, mio fratello Vittorio, che ha il palato timido, si è buttato su una classica fetta di carne e patatine fritte. Il pomeriggio prosegue tra i mercatini con intervalli di tè caldo e dolci. Sotto Natale viene fatto questo dolce caldo, il Kurtoskalacs, fatto di pasta che sembra preparato per crepes di forma tubolare cucinato sulla brace che viene poi ricoperto a tua scelta o di cacao, o cocco, o noci, o vaniglia o altre cose super invitanti.

Avremmo tanto voluto andare alle terme di Rudas, che sono le terme più antiche, infatti,  risalgono all’epoca ottomana. Non ci siamo potuti andare perché durante la settimana possono entrare solo gli uomini, mentre il weekend l’ingresso è misto. Sì, nel 2016 esistono ancora queste cose.

Questa città è stata davvero una sorpresa, ne avevo sentito parlare molto bene ma non pensavo fosse davvero così bella e piacevole da visitare! Pulita, ordinata, ben servita dai mezzi pubblici, economica e facile da girare! Per non parlare della gente del posto: uno che stava andando in bicicletta con la musica nelle orecchie si è fermato, vedendoci in difficoltà con la mappa, e ci ha chiesto se poteva aiutarci! Mai successo in vita mia!

1000 punti a Budapest e agli ungheresi!

Info Box:

  • In Ungheria non c’è l’Euro ma i Fiorini. Il cambio è circa 1€ = 300 HUF, io ho cambiato i soldi al Forexchange e mi hanno cambiato 100€ con 30000HUF senza alcuna commissione! Consiglio di prenotare il servizio online.
  • I supermercati chiudono alle 10 e alcuni tabaccai stanno aperti 24h
  • I biglietti della metro costano 350HUF, consiglio comunque di visitare la città a piedi!
  • Se volete andare alle terme consultate i vari siti perché alcune chiudono l’ingresso alle donne durante la settimana
  • L’aeroporto dista circa 45 minuti dal centro
  • Sconsigliati i taxi, molti sono truffaldini e poi non è necessario, la città è servita in maniera ottima dai servizi di trasporto pubblico.

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